Quando si parla di vivisezione si entra in un ambito delicatissimo. Questo perché in molti considerano come sinonimo le parole vivisezione, dissezione e sperimentazione animale. Ma non si tratta di sinonimi: indicano pratiche ben differenti. Siamo tutti concordi, comunque, sul fatto che la vivisezione sia una pratica disumana e che la ricerca scientifica, almeno là dove possibile, debba cercare di smarcarsi il più possibile dalla sperimentazione animale. Ma quali sono le cose da sapere sulla vivisezione?
Facciamo chiarezza, perché vivisezione, dissezione e sperimentazione animale non sono sinonimi. Lo sappiamo, solitamente le organizzazioni che, giustamente, si oppongono a tale pratica, tendono a usare impropriamente questi termini come sinonimi, ma dobbiamo imparare a usarli correttamente. Ecco dunque le differenze:
Come capirete bene dal significato di questi termini, non si tratta di sinonimi. In passato la vivisezione consisteva anche di operazioni di dissezione su animali vivi? Purtroppo sì, agli albori della medicina era pratica comune fare dissezioni su cani, rane e altri animali vivi e coscienti. Pratica barbara e brutale.
Attualmente il termine di dissezione è riservato al sezionamento di un organismo morto, come per esempio avviene in sede di autopsia o di necroscopia.
Per quanto riguarda la sperimentazione animale, la maggior parte dei medici e scienziati ritiene ad oggi imprescindibile l’uso degli animali per quanto riguarda determinate ricerche scientifiche. Tuttavia la tendenza è quella di cercare di ridurre sempre di più la necessità dell’uso di animali, almeno là dove sia possibile.
Diverse leggi parlano della sperimentazione animale e della sua regolamentazione. Fermo restando che la vivisezione è sempre vietata, nel caso della sperimentazione abbiamo:
Per la sperimentazione animale sono stati usati tantissime specie animali, fra cui cani, gatti, conigli, porcellini d’India, topi, criceti, furetti, ma anche primati, bocini, pecore, pesci, rane e tanti altri ancora.
Tecnicamente sì, esiste la sperimentazione su esseri umani, ma su base volontaria. Ospedali e case farmaceutiche possono mettere a punto programmi, con le previste autorizzazioni ovviamente, per cui chiedono volontari per testare questo o quel farmaco. Ovviamente si tratta di volontari che vengono retribuiti a tale scopo.
Difficile dire in che direzione si stia andando. Da un lato abbiamo parte della comunità scientifica che ritiene come sia indispensabile la sperimentazione animale, soprattutto per quanto riguarda farmaci.
Va bene testare i farmaci con prove in provetta o al computer, ma per avere delle prove in vivo e capire quali possano essere possibili effetti sull’uomo, è necessario usare gli animali. Una frangia più moderata, però, si ispira alle 3R, cercando di ridurre al minimo indispensabile l’utilizzo di animali, garantendo loro il maggior benessere possibile.
Sull’altro fronte c’è la frangia animalista che ritiene debba essere eliminata del tutto la sperimentazione animale (senza però fornire delle alternative valide e attuabili). Questo perché il modello animale non sarebbe sovrapponibile a quello umano.
Fonti: