Il timo rappresenta una delle erbe aromatiche più amate e usate in cucina, per via del suo sapore intenso e la grande versatilità nelle ricette. Non tutti però sanno che questa pianta può essere facilmente coltivata in autonomia, sia in vaso che in un piccolo spazio in giardino. Un modo intelligente per ridurre le proprie spese e, soprattutto, ecologico: l’autoproduzione non comporta infatti costi ambientali legati al trasporto dei prodotti.
Ma quali sono le caratteristiche del timo, quali le sue proprietà e, soprattutto, quali le tecniche migliori per coltivarlo in modo efficace?
Il Thymus vulgaris – noto anche come timo, timo maggiore o timo reale – è una pianta sempreverde appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, di cui fanno parte anche basilico, rosmarino e origano. Nel linguaggio comune il termine timo indica specificatamente questa varietà, tuttavia sono decine le specie oggi in circolazione. Non tutte ovviamente impiegate per usi umani culinari o curativi, bensì perlopiù a scopo ornamentale.
La pianta si caratterizza per un’altezza ridotta, di 30-40 centimetri, e per un portamento ad arbusto, caratterizzato da numerose ramificazioni. Il fusto è legnoso, mentre i rametti sono verdi: da questi ultimi si sviluppano delle piccole e caratteristiche foglie dalla forma ovale e allungata, sempre di intenso colore verde e dalla superficie lucida. I fiori hanno invece una forma a calice, sono caratterizzati da 5 delicati petali, presentano dimensioni ridotte e colorazioni tra il bianco sporco e il lilla.
Originaria dell’area mediterranea, la pianta di tipo è conosciuta da tempi antichissimi, tanto che già Greci e Romani ne avevano elogiato sia le proprietà in cucina che quelle più legate al benessere. Il nome venne non a caso scelto da Teofrasto, allievo di Aristotele, per identificare la varietà erbacea che veniva impiegata nelle offerte agli dei. Proprio nell’antica Grecia, infatti, il timo veniva usato in modo simile all’incenso.
Forse non tutti lo sanno, ma prima di essere impiegato come erba aromatica il timo è stato scelto come rimedio naturale curativo. Le tracce risalgano a tempi antichissimi, ma è nel Medioevo che la pianta è entrata ufficialmente nelle routine mediche quotidiane. Ma quali sono le proprietà e soprattutto le controindicazioni di questo ritrovato?
Sul fronte delle controindicazioni, il rimedio naturale non deve essere assunto da chi soffre di ipersensibilità ai suoi componenti o gravi reazioni allergiche. L’uso eccessivo può inoltre irritare la mucosa gastrica e, ancora, non è consigliato come rimedio medicinale durante la gravidanza.
Date le sue proprietà, il timo ha trovato ambia applicazione fuori e dentro la cucina. D’altronde, si tratta anche di una specie vegetale molto versatile e mediamente semplice da coltivare, disponibile in molte zone d’Italia anche per crescita spontanea. Non stupisce, di conseguenza, che già civiltà lontanissime ne avessero scoperto tutti gli usi.
In cucina il timo viene usato principalmente come aromatizzante, come il rafano, per via del suo intenso profumo e del suo caratteristico sapore. È quindi a tutti gli effetti impiegato per dare più sapore ai cibi, in particolare ai secondi piatti a base di carne. Nel dettaglio:
Per la salute, il timo può essere impiegato fresco, in polvere oppure in estratto. Le sue principali applicazioni riguardano:
Il timo può essere efficacemente coltivato sia in vaso che in giardino, senza troppo sforzo. La sua natura rustica lo rende ideale anche per chi non può approfittare di un perfetto pollice verde, anche perché perenne e sempreverde. La soluzione ideale per tenere qualche vasetto profumato in cucina o, ancora, dedicare alla coltivazione una piccola area del proprio orto.
Prima di partire con la coltivazione di questa pianta, è necessario verificare alcune caratteristiche per la sua crescita rigogliosa, in particolare il clima del proprio luogo di residenza. Nel dettaglio:
È molto semplice coltivare il timo in vaso. È sufficiente procurarsi un contenitore di media profondità, riporre sul fondo un letto di ghiaia oppure di palline di argilla espansa per favore il deflusso dell’acqua e riempire con del terriccio morbido e ricco di azoto, potassio e altre sostanze nutritive.
La coltivazione può avvenire per semina, senza necessità di ricorrere preventivamente a un periodo in semenzaio, ma anche e soprattutto per talea. Quest’ultima avviene recuperando un rametto di circa 8 centimetri dalla pianta, meglio se adulta, da riporre poi in sabbia e torba fino alla comparsa delle nuove radici.
Si ricorda che il timo ama l’esposizione solare, quindi sarebbe ideale esporre i vasi sul davanzale delle finestre oppure sul balcone. In caso si preferisse disporre i vasetti in cucina, per approfittare al bisogno dell’erba, si evitino aree troppo scure oppure eccessivamente umide.
Naturalmente, il timo può essere efficacemente coltivato anche in giardino. Scelta l’area di propria preferenza, è utile zappare il terreno per mescolare le sue sostanze nutritive e rimuovere ostacoli che potrebbero limitare lo sviluppo delle radici, come sassi oppure legni. A questo punto, si può fertilizzare il terreno con un concime con una forte base azotata – come il comune compost da cucina oppure il letame – e lasciare riposare per circa un paio di settimane.
Come già visto nel paragrafo precedente, la pianta potrà essere sempre coltivata per semina, talea oppure tramite il trapianto di pianticelle d’acquisto. Ma quando si trapianta il timo? In genere, si attende che le piantine siano alte almeno una decina di centimetri prima di posizionarle nella loro dimora definitiva.
Il timo non ha bisogno di grandi cure, se non una ciclica fertilizzazione del terreno con concime organico. Scegliendo il compost, oppure il guano, si può procedere all’inizio della primavera e, se necessario, anche verso la fine dell’autunno.
Dato il suo potere aromatico, non sono nemmeno molti i parassiti che lo attaccano, anche se bisogna sempre prestare attenzione all’arrivo degli afidi. Può essere invece necessaria una potatura, quando gli arbusti appaiono troppo vistosi.
La raccolta delle parti aeree della pianta, come le foglie, avviene dal mese di aprile fino all’autunno inoltrato. Per i fiori, invece, si raccolgono tipicamente nel mese di settembre.