Stufa elettrica
Quanto consuma una stufa elettrica? In un periodo di forte crisi energetica come quello in corso, con i prezzi del gas ormai alle stelle, sono molte le famiglie pronte a vagliare l’utilizzo di una stufa elettrica come alternativa ai classici termosifoni.
Eppure, per quanto sulla carta possa sembrare una proposta interessante, non sempre risulta così economica. Come per la gran parte degli apparecchi elettrici che producono calore, anche questi dispositivi sono particolarmente energivori. Ma quanto si consuma davvero e, soprattutto, vi è un reale vantaggio rispetto all’utilizzo di una normale caldaia collegata ai comuni caloriferi?
Naturalmente, quando si parla di consumi elettrici e di peso sulla bolletta sono moltissime le variabili in gioco: dalle tariffe del proprio fornitore di energia, fino alle dimensioni degli ambienti da riscaldare, non è possibile trovare una risposta che sia per tutti universale.
Tuttavia, si possono fornire delle utili stime, come riferimento di massima. Di seguito, tutte le informazioni utili.
Con il termine comune di stufa elettrica si identifica un apparecchio a uso domestico, solitamente portatile e maneggevole, pensato per riscaldare gli ambienti. In linea generale, il calore è generato sfruttando la tensione elettrica generata da un circuito, come ad esempio resistenze metalliche, oppure da speciali lampade.
Esistono infatti sul mercato diverse tipologie di stufa elettrica, che differiscono fra di loro proprio in base alla tecnologia riscaldante di cui sono dotate:
Tutte queste tipologie di stufe presentano un consumo da moderato ad alto. Le più energivore sono quelle classiche, seguite dalle alogene e, ancora, dalle tipologie a raggi infrarossi.
Spiegato il funzionamento di una stufa elettrica, è necessario comprenderne i consumi. Per farlo, bisogna però prima analizzare tutti i fattori che possono influire sull’assorbimento energetico e sul peso in bolletta, poiché molto può variare da un’abitazione all’altra.
Come già accennato, sono molti i fattori che possono influire sui consumi generati da una stufa elettrica. Alcuni dipendono dalla tipologia di apparecchio in proprio possesso, altri dal luogo di residenza e dal clima tipico dell’area in cui si risiede. In linea generale, si possono elencare:
Le stufe elettriche a resistenza sono disponibili sul mercato in vari tagli di potenza, a seconda delle loro dimensioni: si fa dai 300 ai 2.000 watt. La soluzione più gettonata sul mercato è quella da 1.000 watt che, di conseguenza, consuma all’incirca 1 kilowattora.
Ipotizzando di voler lasciare accesa la stufa per un’ora, si avrà quindi una spesa di circa 0.51 centesimi di euro, in base alle tariffe del mercato tutelato stabilite dall’AREA per la fine del 2022. Ma come si traduce questa spesa in un consumo più esteso durante il giorno?
Come già evidente da questi dati, la stufa elettrica a resistenza non è la soluzione ideale per sostituire i classici termosifoni. Una caldaia elettrica di media o alta potenza pesa in bolletta dagli 0.10 agli 0.70 euro l’ora, una a gas dagli 0.16 agli 1.03 l’ora.
E per le stufe alogene oppure a raggi infrarossi? Una alogena di medie dimensioni si assesta sugli 800 watt, quindi sugli 0.8 kWh, pari a circa 40 centesimi all’ora. L’accensione per quattro ore richiederà quindi una spesa di 1.06 euro.
Un apparecchio agli infrarossi al quarzo delle stesse dimensioni, nel frattempo, richiede circa 700 watt, pari a 0.8 kWh, 35 centesimi l’ora. Per quattro ore, l’accensione richiederà perciò un esborso di 1.4 euro. Poiché sono molto efficienti nel distribuire il calore, le stufe a infrarossi rappresentano l’unica soluzione davvero competitiva, seppur con un testa a testa, con la comune caldaia e i termosifoni.
Ma considerando gli importanti consumi, visti nei precedenti paragrafi, come è possibile risparmiare con la stufa elettrica? Quali consigli devono essere messi in pratica per ottimizzare il consumo energetico e, perciò, cercare di calmierare la bolletta?
Queste soluzioni potrebbero rappresentare una risorsa valida per tutte quelle persone che hanno iniziato a produrre energia, ad esempio coloro che hanno provveduto all’installazione di un impianto fotovoltaico. Non sono invece consigliate per chi sfrutta energia da contratti di fornitura terzi, poiché non si registrerebbe un vantaggio rispetto ai classici termosifoni ad acqua.
Fonti